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Laura Malaterra, teatro, Non aspettatevi molto dalla fine del mondo, Franco Gervasio, Sivio Bastiancich, Marco Maria Ghio, Maurizio Bertani, Lionetta Scena


Compagnia del Bagatto

NON ASPETTATEVI MOLTO DALLA FINE DEL MONDO

testo e regia di Franco Gervasio e Laura Malaterrra


con Silvio Bastiancich Marco Maria Ghio Laura Malaterra

musiche originali Maurizio Bertani by “Lionetta Scena”

luci e fonica Paolo Mariotti

organizzazione Antonella Feltrin
amministrazione Dodi Antonellini

foto di Maurizio Buscarino

Il tema del nostro più recente lavoro è racchiuso in un aforisma: “Non aspettatevi molto dalla fine del mondo”. L’aforisma l’abbiamo scovato dopo; il tema che la Compagnia ha scelto è quello dell’Apocalisse. C’è di che spaventarsi, naturalmente “. . .Oh, poverino! Che cos’hai? Bibi al pancino?...” (dal testo teatrale). Per questo, di fronte ad un tema così, non resta che mantenere il buon umore: “Su, su, non se la prenda e ci dica: cos’è che si agita nella sua mente?”. E non sarebbe tanto facile se la Compagnia e gli Autori non credessero nella forza dell’ironia, nella comicità diretta così come amano e credono in quella della poesia  “E’ tutto annegato nel rosa il verde di queste colline,  i pini, i mattoni delle cascine, le strade di polvere bianca...” L’aforisma titolo racchiude il senso dello spettacolo: scene, canzoni, musiche scritte per la possibilità del palcoscenico e degli attori che tessono la storia dei tre personaggi disincantati, nella loro quotidianità. Apparentemente normali. Apparentemente assurdi. “Bella questa pianta. Ma è di plastica? Sì, per questo è sempre viva. Anch’io, certe volte, vorrei essere di plastica”. Come tutti noi, secondo le situazioni in cui ci si trova, secondo i punti di vista. Sono personaggi che vengono colti da paure semplici semplici, un microcosmo bizzarro, ma consueto. Le loro speranze, i desideri e le delusioni vanno dalla voglia di viaggiare, al trovare un lavoro, all’incontro con l’anima gemella. "Il nostro viaggio personale è interamente immaginario . Ecco la sua forza! E poi, tutti possono fare lo stesso. Basta chiudere gli occhi e sognare...”. L’Apocalisse non è un momento finale: né di una vita, né di un pianeta con tutti i suoi esseri viventi. L’Apocalisse non può spaventare più di tanto. Fa paura, ma più o meno come il  domani. Credere e puntare sul fatto che il domani sarà meglio di oggi è puerile. Ogni momento è determinante.“Tutti gli oggi non sono che una serie di domani, uno in fila all’altro”. La successione di tanti oggi è il passato personale e della Storia. Ogni giorno - per questo abbiamo scelto lo spettacolo della quotidianità -  contiene potenzialmente il futuro.Ce ne sarà? Se non ci sarà, sarà l’Apocalisse. Almeno così pare. Ma dopo? In “Non aspettatevi molto dalla fine del mondo” rivolgiamo una particolare attenzione sia all’importanza della parola e del testo, sia al modo di portarlo in scena e quindi ad un teatro essenzialmente d’attore. Ne consegue una scenografia semplice, nella quale pochi elementi assumono un forte significato simbolico, come il pavimento inclinato che costringe gli attori in un continuo fragile equilibrio per non precipitare...



Foto di Maurizio Buscarino

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